Incontro “Informati oggi sulle truffe, eviterai problemi domani” a Ostuni
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| I relatori |
L’evento dal titolo “Informati oggi sulle truffe, eviterai problemi domani”, svoltosi a Ostuni (Br) mercoledì 18 febbraio e promosso dall’Associazione Nazionale fra Mutilati e Invalidi di Guerra – sezione di Ostuni – in collaborazione con l’Associazione Sociologi Italiani – Macrodeputazione Nordovest e con l’Unitre Ostuni, rivolto in particolare alle fasce più esposte ai raggiri, si è configurato non solo come momento informativo, ma come occasione di riflessione pubblica su un fenomeno che attraversa le trasformazioni sociali contemporanee: la crescente diffusione delle truffe in presenza, online e telefoniche.
I relatori e i contenuti
A coordinare l’incontro è stato Antonio Cerasino, Presidente della sezione ANMIG di Ostuni, che - dopo i primi due relatori - ha illustrato le più recenti tipologie di truffe online emerse negli ultimi mesi, soffermandosi sull’evoluzione delle strategie di raggiro e sull’importanza dell’aggiornamento costante delle informazioni.
L’Ispettore Polizia di Stato Pasquale Verde, su incarico del Vice Questore Aggiunto Polizia di Stato Vincenzo Alfano, ha approfondito gli aspetti legati alla sicurezza, evidenziando come la prevenzione passi attraverso comportamenti prudenti e verifiche puntuali delle comunicazioni ricevute.
L’analisi più ampia sul piano sociologico e informatico è stata proposta da Franco Faggiano, Esperto di Progettazione Sociale, membro dell’ASI e segretario organizzativo della Macrodeputazione Nordovest, che ha dedicato la propria relazione al fenomeno del social engineering, evidenziando come le truffe moderne non si fondino tanto sull’hackeraggio tecnico quanto sulla manipolazione delle relazioni e delle emozioni.
La società del rischio e la vulnerabilità relazionale
Da un punto di vista sociologico, il fenomeno delle truffe si colloca all’interno di quella che il sociologo tedesco Ulrich Beck ha definito società del rischio (Beck, Risikogesellschaft, 1986). Nelle società avanzate, i rischi non derivano più soltanto da calamità naturali o eventi esterni, ma sono prodotti dallo stesso sviluppo tecnologico e dalla complessità dei sistemi sociali.
La digitalizzazione, l’interconnessione globale e la smaterializzazione delle transazioni economiche hanno generato nuove opportunità, ma anche nuovi spazi di vulnerabilità. Le truffe digitali rappresentano una manifestazione concreta di questi “rischi fabbricati”, in cui l’innovazione tecnologica apre varchi sfruttabili da attori opportunistici.
Parallelamente, la riflessione di Zygmunt Bauman sulla modernità liquida (Liquid Modernity, 2000) aiuta a comprendere la fragilità dei legami sociali contemporanei. In una società caratterizzata da relazioni più fluide e meno stabili, la fiducia – elemento cardine della convivenza sociale – diventa al tempo stesso risorsa e punto debole. Il truffatore sfrutta proprio questa tensione: simula affidabilità in un contesto in cui i riferimenti tradizionali di fiducia (istituzioni, comunità locali, relazioni di prossimità) risultano meno solidi rispetto al passato.
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| La relazione del socio ASI Franco Faggiano |
Social engineering: la manipolazione come tecnica sociale
Il social engineering non è soltanto una tecnica informatica, ma una pratica di manipolazione sociale. Come evidenziato da studi classici sulla conformità e l’obbedienza, tra cui quelli di Stanley Milgram (Obedience to Authority, 1974), gli individui possono essere indotti ad agire contro il proprio interesse quando percepiscono un’autorità legittima o una situazione di urgenza.
Le truffe telefoniche in cui il truffatore si presenta come appartenente alle forze dell’ordine o come funzionario bancario sfruttano esattamente questi meccanismi: autorità presunta, pressione temporale, attivazione emotiva. L’urgenza riduce la capacità critica e favorisce decisioni impulsive.
Anche la teoria della “presentazione del sé” di Erving Goffman (The Presentation of Self in Everyday Life, 1956) offre una chiave interpretativa: il truffatore costruisce una “messa in scena” credibile, adattando linguaggio, tono e simboli per apparire legittimo. La truffa diventa così una performance sociale ben orchestrata.
Digital divide e nuove disuguaglianze
Un ulteriore elemento emerso durante l’incontro riguarda il digital divide, ossia il divario nelle competenze e nell’accesso alle tecnologie. Secondo i rapporti annuali dell’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) e dell’Agenzia dell'Unione europea per la cybersicurezza (ENISA), le fasce più anziane della popolazione risultano maggiormente esposte ai rischi informatici a causa di minori competenze digitali.
Tuttavia, la vulnerabilità non è esclusivamente anagrafica: riguarda anche chi, pur giovane, non possiede strumenti critici adeguati per decodificare comunicazioni fraudolente sempre più sofisticate, talvolta realizzate con tecniche di intelligenza artificiale.
Prevenzione come capitale sociale
L’iniziativa di Ostuni dimostra come la prevenzione non sia solo un fatto tecnico, ma un processo di costruzione di capitale sociale, nel senso attribuito da Robert D. Putnam (Bowling Alone, 2000): reti di fiducia, cooperazione e partecipazione civica che rafforzano la resilienza collettiva.
Informare significa creare consapevolezza condivisa; condividere esperienze significa ridurre l’isolamento che spesso accompagna le vittime di truffa; rafforzare le relazioni comunitarie significa diminuire lo spazio di azione dei truffatori.
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| La sala della biblioteca comunale di Ostuni gremita di persone |
Dall’informazione alla cultura della sicurezza
L’incontro “Informati oggi sulle truffe, eviterai problemi domani” non si è limitato a fornire consigli pratici – come non comunicare codici OTP, verificare sempre l’identità dell’interlocutore o segnalare tempestivamente alle autorità – ma ha sollecitato una riflessione più ampia sulla responsabilità individuale e collettiva nella gestione del rischio.
In un’epoca in cui la dimensione digitale è parte integrante della vita quotidiana, la sicurezza non può essere delegata esclusivamente alla tecnologia o alle forze dell’ordine. Essa richiede una cultura diffusa della prudenza, della verifica e della solidarietà.
In questo senso, l’esperienza di Ostuni rappresenta un esempio concreto di come le comunità locali possano rispondere ai rischi globali attraverso l’informazione, la partecipazione e la cooperazione interistituzionale. Informarsi oggi, dunque, non è soltanto un atto prudenziale: è un investimento nella coesione sociale di domani.
Franco Faggiano, Esperto Progettazione Sociale, socio dell’Associazione Sociologi Italiani e segretario organizzativo della Macrodeputazione Nordovest. | Blog di divulgazione scientifica: retisocialienetworking.blogspot.com
Comunicato stampa (pubblicato su Alessandria Today)
Servizio (12':10" - 13') su Radio Ostuni
Altro dell'autore: L’ingegneria sociale come paradigma metodologico per l’indagine sociologica (pubblicato su Sociologia On Web)


